Sibilla #42 - La storia delle donne groenlandesi sterilizzate senza consenso, e della loro battaglia per la giustizia
Lo scorso dicembre una sentenza ha riconosciuto la responsabilità del governo danese nella sterilizzazione forzata di 4.500 donne groenlandesi.
In Ataqqeqatigiittut, il poeta e leader indigeno Aqqaluk Lynge scrive
Sulle mappe del Paese | dobbiamo disegnare punti e linee | per mostrare che siamo stati qui – | e siamo qui oggi, | dove le volpi corrono | e gli uccelli nidificano | e i pesci depongono le uova
Circoscrivete tutto | pretendete la prova | che Noi esistiamo, | che Noi usiamo la terra che è sempre stata nostra | che Noi abbiamo diritto alle nostre terre ancestrali
E ora siamo Noi a chiedervi: | Con che diritto Voi siete qui?
La Groenlandia e i suoi quasi 56mila abitanti, di cui l’89% indigeni Inuit, hanno smesso di essere una colonia nel 1953 e sono diventati una provincia autonoma, dopo più di 300 anni di controllo da parte della Danimarca. La colonizzazione dell’isola è sempre stata raccontata come un esempio virtuoso, in cui la popolazione originaria ha potuto mantenere quasi intatte le proprie tradizioni e la propria cultura in cambio della modernizzazione portata dai danesi. Negli ultimi anni, però, anche grazie alla nascita di un movimento decoloniale e indipendentista, il racconto della “colonizzazione felice” ha cominciato a mostrare delle crepe, a partire da quello che i media hanno ribattezzato lo “scandalo delle IUD”, ovvero la sterilizzazione forzata di migliaia di donne indigene attraverso spirali contraccettive inserite a loro insaputa.




